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News
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domenica 09 maggio 2010 |
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(don Maurizio, il Prevosto)
Un dono d'amore unico e irripetibile che
sembra offerto sotto uno strato di fragilità e
sotto il sigillo dello spreco: potrebbe essere
questa l'angolatura dalla quale scorgere la
reazione di tanti adulti, credenti e non, di
fronte alla Prima Comunione che riceveranno
tanti piccoli di terza e di quarta elementare, e
per qualche comunità anche di prima media,
in queste domeniche del tempo pasquale.
Forse, da questi adulti, dovremmo togliere le
nonne e i nonni che, ancora, vedono - anzi,
stravedono - per i loro piccoli solamente
splendore e innocenza, per cui la Prima
Comunione è solo e sempre momento
'magico' e tempo di sogno.
La fragilità farebbe riferimento alla loro
tenera età che non permetterebbe una
consapevolezza di fronte ad un dono così
decisivo.
Lo spreco viene a ruota: indicherebbe la
difficoltà di comprensione a fronte di un tale
dono e quindi i nostri piccoli amici sarebbero
votati a disperdere … tutto questo ben di Dio perché risucchiati dall'impossibilità di saper
accogliere come cibo - e bevanda - di salvezza quanto la Chiesa 'consegna'.
Per la totalità di loro è sì la Prima Comunione che faranno ma non è la Prima
Eucaristia alla quale parteciperanno. Quasi tutti si sono già imbattuti in questo Mistero e
sono già stati accompagnati - anche in più tenera età -, alla S.Messa domenicale. Assieme
all'assemblea fatta di giovani (non molti), di adulti (un po' di più) e di anziani (tanti),
parecchi di loro hanno già assaggiato qualche Kyrie e ascoltato qualche scampolo di
Parola di Dio. Hanno anche visto portare all'altare il pane e il vino e hanno accompagnato,
magari con la struggente curiosità di quando hanno chiesto alla mamma … “fammi
vedere cos'hai in bocca?”, la fila degli 'affamati' di Gesù.
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Uno strano oroscopo (seconda parte) |
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sabato 16 gennaio 2010 |
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Bilancia. La Scrittura Sacra ha parole tremende per chi usa bilance false per imbrogliare contadini e sguatteri incapaci di contare. Non a caso la giustizia è figura bendata che ha tra le mani un
bilancia in perfetto squilibrio! Giustizia, dice la Parola di Dio, è il vero nome della dignità. Nel regno
degli umani vengono emanate sentenze - d'assoluzione o di condanna - ma non viene mai elargita
giustizia. Pur con tutti i lodevoli tentativi di avvicinarla.
Scorpione. Gesù fa riferimento allo scorpione mettendolo in concorrenza con un uovo
quando vuol parlare della cattiveria: “Se voi … cattivi (sareste capaci di dare uno scorpione al posto di
un uovo!), sapete comunque dare cose buone … quanto più il Padre vostro darà lo Spirito Santo a chi
glielo chiede!”. S.Paolo, prendendo a prestito il rostro del temibile insetto, dirà: “Dov'è, o morte, la tua
vittoria? Dov'è, o morte, il tuo pungiglione?” Un insetto/metafora, per quanto temibile, già sconfitto.
Sagittario. Al capitolo 9 del libro dell'Apocalisse si parla di cavallette che paiono cavalli pronti
alla guerra e il loro aspetto è come quello degli uomini! Una citazione che sembra andare a braccetto
con la raffigurazione classica di questo segno: metà umano e metà animale. Il sagittario biblico è
chiamato Sterminatore: verrà disarmato dalla Parola fatta Carne, che ha nel suo alfabeto le lettere che
danno principio e finalità alla storia. Alfa e omega.
Capricorno. Una figura che è capra con la coda di pesce: mi è sempre sembrato un miscuglio
non propriamente riuscito. Quando la Scrittura Sacra parla di miscuglio non riuscito il riferimento va
diritto a coloro che cercano di tenere insieme Dio e mammona. Il denaro infatti, quando si fa idolo
scatenato, è in grado di deformare e deturpare quell'immagine di Dio che siamo noi. E' proprio il
momento tragico in cui la vita, paradossalmente, non ha più … né capo né coda.
Acquario. Al Vangelo, più che l'acquario, è familiare il pozzo. Famoso è quello di Giacobbe
dove si consumerà la splendida avventura dell'incontro di Gesù con la samaritana, donna mangiatrice
di uomini. Navigata della vita, voleva fare un solo boccone anche di Gesù ma le sue previsioni sono
saltate in aria alla semplice richiesta di un sorso d'acqua. Da presunta conquistatrice a conquistata: quel
sorso d'acqua aveva ribaltato le richieste. Noi, assetati d'apparenza e d'effimero, salvati a quel pozzo
della misericordia memoria di un particolare vino mescolato con poche gocce d'acqua.
Pesci. Gesù, con i pesci, … va a nozze! Anche con quello gigantesco che inghiottì Giona. Ma,
soprattutto, Gesù si prende a cuore i pescatori al punto che è proprio su alcuni di loro che incomincia a
puntare il suo passaparola di annuncio e testimonianza. Di più: sulle tombe dei primi cristiani c'era il
pesce a far memoria della Risurrezione! Sarà, forse, per via dei pesci che molti pensano ancora che i
cristiani siano inguaribili boccaloni? Niente drammi … non è da tutti essere capaci di respirare per tutta
una vita anche sott'acqua.
don Maurizio,
il prevosto
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Uno strano oroscopo (prima parte) |
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sabato 09 gennaio 2010 |
Ariete. Niente capocciate inutili o craniate a buttar giù porte blindate. La Scrittura Sacra,
invece, ricorda pecore senza pastore e portate in salvo. Parla, ancora e soprattutto, di un agnello
condotto al macello che accompagna i suoi carnefici con un belato salvifico. Quell'agnello è addirittura
la figura di Gesù, colui che toglie il peccato del mondo. Anche quest'anno.
Toro. Al capitolo 32 del libro dell'Esodo si racconta della fusione di un vitello - ma sarebbe più
corretto parlare di una testa di toro - ricavata dalle collane e dagli orecchini che pendevano dalle
ragazze del popolo ebraico. L'attesa di Mosè sembrava senza speranza d'incontro e in quella testa di
toro avevano materializzato tutta quanta la loro paura e sfogato nella danza ossessiva la loro
depressione. Per calmare l'angoscia, allora come oggi, si preferisce forgiare idoli muti e sordi. Invece di
mandarli in frantumi - forse troppo dispendioso a fronte della fragile economia globale - sembra più
economico costruirne altri. Oggi li fanno tutti di plastica.
Gemelli. E' ancora raro trovarli ai polsini delle camicie. Forse quest'anno torneranno di moda?
Ogni tanto arrivano notizie di rimpatriate gemellari da ogni parte del pianeta per qualche guinnes
mondiale. Il Vangelo ci parla, invece, del gemello Didimo più conosciuto sotto il nome di Tommaso: è lui
che dovremmo mettere ai polsi. Stretti in quella fede - mio Signore e mio Dio - che i polsi li fa tremare di
stupore.
Cancro. E' il nome di una malattia che si vorrebbe sconfitta al più presto. Intanto questa parola
ancora agita e angoscia molto e molti. Un sibilo nefasto nelle orecchie degli umani. Ma c'è un cancro
ben peggiore e che miete vittime a gogò, invisibile e subdolo, senza odore né colore: l'ipocrisia.
Guardatevi dal lievito dei farisei che è l'ipocrisia: duemila anni fa come oggi. Guardatevene sempre.
Leone. Lo si può trovare in tante raffigurazioni con una pagina di Vangelo che si apre davanti
alla sua poderosa zampa. San Marco, uno degli evangelisti, è appunto ritratto con questo felino, color
savana, che, tra l'altro, veniva affamato per sbranare cristiani negli spettacoli del circo. Ma cosa ci fa un
leone in mezzo agli scritti che raccontano di Gesù? E' lì per indicare l'inizio di una nuovo ordine cosmico:
il leone si ciberà di paglia come il bue. Per dire che sarà posta la parola fine all'iniquità e al saccheggio.
Lunga vita al leone della tribù di Giuda.
Vergine. Anche quest'anno i cristiani continueranno a chiamare Maria con gli appellativi di
Vergine e Madre: senza contraddizione e, soprattutto, senza nessuna vergogna. La verginità, questa
misconosciuta e bistrattata condizione è sinonimo di probabile frustrazione o, peggio, di pusillanimità.
Miriam da Nazareth: una giovane ragazza che è libertà e bellezza, sofferenza e dignità, fedeltà e
silenzio. Creatura d'intatto splendore. Donna … allo stato puro.
don Maurizio,
il prevosto
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Africa, l'immensa isola color ebano |
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sabato 31 ottobre 2009 |
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Si è appena concluso a Roma il Sinodo speciale dei Vescovi africani: era stato convocato
dal Papa dal 4 al 25 ottobre u.s. Dalle informazioni che sono riuscito a raccogliere mi è sembrato
che da questo serrato confronto, i Vescovi portino in dote uno splendido scrigno rifornito di nuove
umane bellezze.
Sembrerebbe fuori luogo parlare d'Africa all'indomani della nostra Festa del Trasporto, ma
non lo è! E' bello, da qui, allargare e allungare il nostro sguardo per raccontare di un evento
ecclesiale che si è stretto - anche lui - attorno al Crocifisso. In questa morsa i Vescovi d’Africa sono
riusciti a dire parole sagge per trovare nuovi pertugi attraverso i quali traghettare giustizia e
riuscire a sdoganare spicchi di pace. Ho letto anche di gesti sinceri per suggerire percorsi sopra cui
consegnare rinnovata speranza e preparare spazi di fiducia in uno sforzo titanico e
apparentemente improduttivo ma inderogabile per continuare a offrire amore.
Nell'Africa d'oggi c'è estremo bisogno di tradurre in benedizione la babele delle lingue e di
bruciare nel fuoco della vita le tonnellate di armi in mano ai bambini. Sul perimetro di questa
immensa isola si danno convegno macroscopici problemi con nessuna apparente possibilità di
soluzione. E questi padri della fede si fanno carico dell'urgenza di una nuova sfida lanciata contro
le stregonerie, le superstizioni, le corruzioni e l'immobilismo. Sanno bene che gli occhi e i denti di
luce dei loro africani non si vogliono arrendere alle tremende piaghe che dall'antico Egitto
sembrano vagare ancor oggi tra dune di sabbia e foreste intricate, tra campi profughi e fosse
comuni. Dentro la fame e la sete, le epidemie e i diamanti, i safari e i calciatori, gli oleodotti e i
bananeti, la polvere e i colori, vivono, invisibili ma fortissime, le anime di tanti giusti ed eroi che
conficcano la loro presenza dentro inaudite sofferenze: questi giusti e questi eroi sanno
trasformare tutto in dignitoso riscatto gustando sillabe di Vangelo.
E' una meraviglia questo setaccio di continente incastonato nel ventre della terra che
riesce a digerire ciò che sopra altre terre non si è in grado nemmeno d'inghiottire! Ai Vescovi
l'augurio di riportare tra la loro gente gocce di consolazione che resistano alle intemperie causate
da strabici venditori di niente e da grotteschi compratori di fantasmi. Per allontanare dall'ovile del
Signore sciacalli vestiti da pecora.
don Maurizio,
il prevosto
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Lettera alle comunità cristiane del Decanato di Saronno |
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domenica 18 ottobre 2009 |
DIONIGI TETTAMANZI CARDINALE DI SANTA ROMANA CHIESA ARCIVESCOVO DI MILANO
Carissimi,
a conclusione della Visita pastorale al vostro Decanato di Saronno vorrei anzitutto
esprimervi la mia gratitudine per i momenti di incontro che abbiamo vissuto insieme. Sono stati
per me un'occasione preziosa per conoscere più da vicino la vita delle vostre comunità e la vostra
attività pastorale. Ho incontrato presso il Santuario di Saronno i vostri sacerdoti e, in una serata
molto partecipata al teatro Giuditta Pasta, ho potuto dialogare con i Consigli pastorali e degli
Affari economici delle ventuno parrocchie che compongono il vostro Decanato.
Rimane particolarmente vivo in me il ricordo della solenne Eucaristia che ha concluso la
visita, celebrata sulla piazza della chiesa prepositurale dei Santi Pietro e Paolo. E' stata una concreta
e significativa testimonianza di fede e di unità di tutte le componenti ecclesiali del Decanato.
Nell'omelia ho voluto sottolineare la bellezza dell'esistenza cristiana quando è portata avanti nella
comunione e nella corresponsabilità tra tutti i membri della comunità cristiana e nella stima
reciproca anche tra parrocchia e parrocchia, riconoscendo che ogni realtà, anche la più piccola, è
portatrice di una specifica ricchezza. Vi ho inoltre invitato a rinnovare il vostro slancio missionario,
rendendovi disponibili ad essere testimoni in ogni ambiente della vita quotidiana.
Ascoltandovi, ho potuto riconoscere quanto le vostre parrocchie siano radicate in una
solida tradizione cristiana e ricche di molte opere e iniziative. Allo stesso tempo, si è rafforzata in
me la convinzione di quanto oggi sia necessario un coraggioso rinnovamento, che aiuti ciascuno a
passare da una pratica religiosa per tradizione ad una fede viva, gioiosa e consapevole. Vi esorto
pertanto ad aprire le vostre comunità all'accoglienza, all'ascolto, all'accompagnamento, alla
condivisione e al sostegno verso tutti, in particolare verso chi è lontano e indifferente alla fede e
verso chi vive situazioni familiari e personali difficili. Attraverso la vostra testimonianza di una vita
cristiana coerente, tutti possano incontrare e conoscere il Signore Gesù, il Crocefisso risorto,
sapienza di Dio e speranza del mondo".
Vi invito a non fermarvi, ma ad affrontare le sfide del nostro tempo con fiducia e a
guardare il futuro con speranza, nella certezza che il Signore accompagna il vostro cammino.
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